
OPPOSTA DIREZIONE - Pubblicazione non periodica eurasiatista. A cura
del Coordinamento Progetto Eurasia. Responsabile di redazione Paolo
Bogni. Diffusione interna gratuita.
Padania
campione di... nulla!
di
Michele Orsini
La spedizione azzurra agli Europei di
calcio ha ricevuto forse ancor più critiche di quante ne meritasse,
per il semplice motivo che è ancora troppo fresco il ricordo del trionfo
mondiale di due estati fa a Berlino; un grande risultato, certo, ma…troppi
“po-po-po-po-po-po”, troppi discorsi assurdi su un presunto riscatto
nazionale che il successo sportivo avrebbe innescato, se non addirittura
costituito: i soliti italiani. Per meglio dire, italioti. Eppure,
non l’avremmo pensato, c’è di peggio. Dal 7 al 14 luglio s’è svolta
in Lapponia,
la VIVA World Cup, torneo di calcio riservato alle
selezioni delle “nazioni non riconosciute dalla FIFA”, vinta dalla
Padania che ha sconfitto in finale la “temibile” Aramea, soltanto
un terzo posto per i Lapponi, padroni di casa e “campioni” uscenti.
Il sito del Movimento Giovani Padani ha intitolato “Campioni del Mondo!”
un servizio fotografico formato da undici foto, in sette delle quali
compare, esultante, Umberto Bossi. Il “trionfo” ha ricevuto l’attenzione
di molti giornali ma, com’è ovvio, non nelle pagine sportive (il significato
agonistico della competizione è nullo) ma in quelle dedicate alla
politica. Se l’uso propagandistico dei risultati sportivi, pur essendo
talvolta efficace, può risultare risibile anche quando si riferisca
ad eventi d’importanza assoluta come le Olimpiadi, qui il risultato
è imbarazzante, come una barzelletta che non fa ridere nessuno. Tutto
ciò è ridicolo, patetico, perfino un po’ italiota, ma non innocente,
poiché soffiare sul fuoco dei separatismi, a metà luglio, con i casi
del Kosovo e del Tibet al centro dell’agenda politica internazionale,
corrispondeva a una precisa scelta di campo: è noto che la Lega Nord , paladina delle
specificità e delle differenze, è schierata proprio con i globalizzatori
atlantisti. Nel giro d’un mese e mezzo, però, le cose sono cambiate:
il solo Borghezio s’è dichiarato a favore dell’autodeterminazione
degli Osseti, suscitando una serie di prese di distanza all’interno
della coalizione cui partecipa. Ritornando alla VIVA World Cup, c’è
da chiedersi quali siano le vere intenzioni degli organizzatori della
manifestazione, che è giunta alla seconda edizione e minaccia di averne
di ulteriori. Forse vogliono soltanto scherzare, ma non sanno che
stanno scherzando col fuoco: “nazione” infatti è una parola pericolosa,
da una parte perché rimanda ai nazionalismi, dall’altra perché il
suo vero significato non è condiviso: i criteri proposti per definirlo
sono tuttora discussi e rimane forte il dubbio che si possa mai approdare
a una risposta scientifica che non sia anche politica.
I criteri più sensati sembrano quello linguistico e quello culturale.
Riferirsi all’etnia invece non ha alcun senso, considerato
che la parola nazione deriva dal greco ethnos, in pratica si
tratta di una mera tautologia. Comunque, qualsiasi criterio si consideri,
non vediamo come si possa chiamare nazione la Padania. C ’è da sottolineare
che qui non si parla neppure di nazioni non riconosciute dalla comunità
internazionale, ma solo dalla FIFA, ma tale organismo sportivo annovera
tra le sue affiliate anche federazioni che non fanno capo a nazioni
politicamente indipendenti, quali ad esempio Scozia, Galles, Irlanda
del Nord e ciò per tutti o quasi gli sport di squadra. Se tanto mi
dà tanto i padani o i baschi potrebbero tentare di battere la stessa
strada, con la differenza che scozzesi e baschi hanno una coscienza
nazionale che agli abitanti del nord Italia manca: loro, se non si
sentono italiani si sentono ad esempio lombardi, piemontesi, veneti
o friulani piuttosto che padani e questo vale anche per gran parte
degli elettori della Lega. Una coscienza nazionale peraltro non ce
l’hanno neppure i kosovari, pur se sottoposti ad una sfrenata propaganda
atta a creargliela. E’ paradossale che proprio in questo periodo storico
nel quale lo stato-nazione mostra tutti i suoi limiti, si scateni
quella che Francois Thual ne Il mondo fatto a pezzi (Edizioni
all’insegna del Veltro, Parma 2008) ha definito “libido sovranista”,
ovvero l’idea che ogni etnia, per il stesso fatto d’esistere, abbia
il diritto a costituirsi come Stato nazionale. Si tratta d’un’interpretazione
non solo anacronistica, ma pure straordinariamente estensiva del principio
di autodeterminazione dei popoli, al punto da stravolgerne del tutto
lo spirito. Lo stato-nazione è sì in crisi, ma sbagliano i suoi critici
che vorrebbero sostituirlo nient’altro con entità più piccole, perché
“la frammentazione del mondo”, spiega Thual, “rafforza i paesi forti
e indebolisce i paesi deboli”; la soluzione migliore è piuttosto la
maggior integrazione possibile a livello continentale, pur nel rispetto
delle specificità, secondo il modello di coesistenza di popolazioni
diverse che fu già degli Imperi.